Letture: a proposito di “Via memoriae / Via crucis”

di Sacha Piersanti

«Il tempo in sé non si può raccontare»: potrebbe essere questo il verso chiave per schiudere l’ultimo lavoro di Marco Palladini, quest’impossibilità dichiarata il motore di un libro che già nel titolo esplicita non solo il proprio oggetto privilegiato, ma la propria stessa natura, non solo temi e obiettivi, ma puntualmente la consistenza di cui sono fatte le sue pagine. Raccolta e testimonianza, diario d’autore e taccuino, cronistoria e messa a punto di un’esperienza umana e poetica che è mille altre esperienze umane e poetiche, Via memoriae / Via crucis (Gattomerlino edizioni, 2022) sembra infatti al tempo stesso il creatore e la creatura della memoria del suo autore, se alla rievocazione e all’omaggio, al ricordo e al recupero Palladini dà un valore non soltanto, per così dire, etico, sentimentale, ma anche e soprattutto estetico, formale.

Consapevole, come tutti i lucidi artisti della parola e del pensiero, che ricordare significa costruire, che la memoria, appunto, non è affatto magazzino o serbatoio cui attingere alla bisogna, ma filo d’Arianna che diventa labirinto, ogni volta da ritessere e sdipanare, via da ripercorrere e mai punto né d’arrivo né di partenza, Palladini si arma prima di lingua e poi di penna per restituire stralci di cronaca e di storia, di amicizia e di letteratura, consegnando al lettore pagine fatte di volti e di nomi, di incontri e di scontri apparentemente personali ma che si portano dietro e dentro, in realtà, il senso di un’intera generazione almeno. Bene, Balestrini, Bordini, Villa, Zeichen, Cesarano, Pagliarani sono solo alcune delle grandi personalità della poesia e del teatro, della cultura, che Palladini qui rievoca e omaggia, tra poesie in memoriam e aneddoti che superano la sterile celebrazione andando a configurarsi come veri e propri medaglioni storico-critici, ermeneutici.

Specifico di Palladini, qui e non solo qui, in effetti, al di là della sua ben nota abilità compositiva che non disdegna le soluzioni espressive anche più estreme (cut-up, remix, centoni, incastri mistilingue, tecniche ben dentro la nostra tradizione letteraria, non solo contemporanea, che Palladini desume e aggiorna, certo, dai propri dichiarati maestri, ma anche da insospettabili geni dell’artigianato letterario: in A Lora allora, per esempio, c’è più il brioso Ludovico Leporeo che neoavanguardia), è la capacità di ibridare scrittura poetica e critica. Capacità che si palesa soprattutto in versi-definizione, tanto ispirati nell’immaginazione quanto acuti nella riflessione. Ecco, allora, Zeichen, “esteta more geometrico della scrittura in collisione” (Il segno di Valentino), e Spatola, “un immaginifico aviatore” (Se l’autore è un aviatore) o Pagliarani, i cui “versi circolari erano talora un morso di murena” (Hèlios), ecco la “complicatezza che è solo acuta intelligenza deposta sulle nuvole” di Reim (Ricordando Riccardo) e l’“antiretorica avanguardia” di Lunetta (Appartenenza).

La via memoriae di Palladini, così, senza nulla togliere a inaspettati afflati lirici, che, anzi, convincono e commuovono per sincerità di sentimento e di malinconia (si legga Alle esequie di Alberto Toni: “se tu semini granelli di anima e di amore / qualcosa o più di qualcosa fiorisce / qualcosa o più di qualcosa resta e perdura, / la traccia per una nuova lampida storia / che prevarrà sorridendo sulla smemoria”), sembra essere anche una personale, ma condivisibilissima, antologia, un (anti)canone che dà ad artisti spesso ingiustamente rimossi e dimenticati la possibilità di essere riscoperti. Ed è in questo senso, forse, che può essere letto l’incunearsi, nel corso del libro, dell’altra via di cui ci dice il titolo. Via crucis è militanza, infatti, presa di coscienza di nuovo estetico-politica, da parte di un indefesso costruttore e curatore di cultura che non vuole, non può arrendersi allo scempio della nostra contemporaneità, dimentica delle proprie storture, delle proprie responsabilità e ghiotta d’oblii: Una fiaba sbagliata, Ballata del Sessantotto mai ri-trovato o semplicemente dissipato, Cent’anni di comunistitudine, Al confine… sconfinato sono tra i testi più significativi per comprendere l’urgenza, sì, di questo libro, ma anche di tutto Palladini, la cui crux sa di denuncia, la cui memoria sa di futuro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...